Park Chan-Wook

Cinema ·

Park Chan-Wook: Dai il massimo anche se non cambierai il mondo

Di Simone Resigotti

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Il pluripremiato regista Park Chan-wook, reduce dal ruolo di Presidente della giuria al Festival di Cannes 2026, è arrivato in Italia per due appuntamenti esclusivi a Milano, ospite della 27ª edizione de La Milanesiana.

Siamo stati invitati alla conferenza stampa che ha preceduto il conferimento del Premio Omaggio al Maestro e la maratona speciale di proiezioni dedicata ad alcuni dei titoli più emblematici della sua filmografia: dalla Trilogia della Vendetta (2002-2005) fino al suo ultimo capolavoro, No Other Choice (2025). In questa occasione, il regista ha condiviso la sua visione sul ruolo del cinema nella contemporaneità e ha regalato preziosi scorci sul suo personale approccio alla settima arte.

Uno dei primi temi affrontati è stato il ruolo della musica, da sempre elemento cardine della poetica del regista coreano. Park Chan-wook ha rivelato che raramente le sue opere nascono partendo da un input musicale, ma che Decision to Leave ha rappresentato la classica eccezione alla regola:
«Durante il periodo trascorso a Londra per realizzare la serie BBC The Little Drummer Girl, la nostalgia per la Corea mi ha spinto a riascoltare le canzoni coreane della mia giovinezza. È stata proprio quella musica la scintilla che ha dato origine alla storia d’amore del film.»

Se nella maggior parte dei casi la colonna sonora viene definita a posteriori, come l’accurata selezione di musica barocca e le forti influenze di Vivaldi in Lady Vendetta, per No Other Choice il processo è stato diverso: il regista ha confessato che le note di Mozart risuonavano nella sua mente fin dalla primissima riga della sceneggiatura.

Riguardo ai suoi progetti futuri, Park Chan-wook ha svelato che il suo prossimo film sarà un western. Una scelta di genere mirata a esplorare la violenza che ha accompagnato il processo di costruzione della società americana e come l’intera nazione sia stata fondata su di essa.

Il regista ha inoltre ammesso l’inevitabile legame con la tradizione italiana:
«Mi trovo sotto l’influenza di Sergio Leone. Non ho intenzione di imitare il suo stile, ma vorrei riuscire a catturarne lo spirito.»
Ma è quando gli viene chiesto se il cinema abbia ancora il potere di cambiare l’umanità che regala una risposta degna di essere ricordata: «Quando mi chiedo se il cinema, o l’arte in generale, possano davvero cambiare le persone o la società, spesso mi assale un profondo senso di impotenza. Rifletto su questo: chi è il tipo di persona che, guardando una grande opera d’arte o un film, è in grado di cambiare e diventare una persona migliore? Una persona capace di farlo è, di fatto, già una brava persona. Quindi anche se realizzassimo un film straordinario che critica il fascismo, riuscirebbe davvero a far cambiare idea a un fascista? Le uniche persone che si commuoverebbero guardando quel film non sono forse coloro che hanno già, di per sé, una visione critica del fascismo?
Pur facendo questi pensieri, credo che alla fine non possiamo fare altro che dare il nostro massimo. Che ci sia o meno qualcuno disposto ad ascoltare questa voce, non abbiamo altra scelta se non dare il meglio di noi stessi continuando a fare questo lavoro tentando a tutti i costi di raggiungere l’eccellenza dal punto di vista artistico, in modo che l’opera non si trasformi mai in un mero opuscolo politico o in propaganda.»