Le Perfezioni di Vincenzo Latronico: il mondo come immagine
Di Simone Resigotti
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Le perfezioni di Vincenzo Latronico è un romanzo che, in appena 140 pagine, illumina con una nitidezza rara il confine sottile tra immagini e realtà. Pubblicato da Bompiani nel 2022, conquista subito la critica e viene candidato al Premio Strega. Oggi, nel 2025, grazie alla traduzione inglese di Sophie Hughes, entra tra i 50 titoli più venduti nel Regno Unito e arriva in finale all’International Booker Prize, uno dei riconoscimenti letterari più prestigiosi al mondo.
Il libro è costruito in quattro movimenti: presente, imperfetto, remoto e futuro. Ognuno scritto nel rispettivo tempo verbale. Tutto è narrato in terza persona plurale: un “loro” costante che osserva la coppia come unità minima del nostro tempo. È la storia di Anna e Tom, due giovani italiani trasferiti a Berlino, immersi in una vita che sembra impeccabile: lavori creativi, relazione stabile, un appartamento luminoso. Una quotidianità che scorre come un feed perfetto. Ma sotto quella superficie cresce una frustrazione che non sanno nominare. Intorno a loro, come un secondo clima, si accumula il mondo delle immagini: onnipresente, saturo, ininterrotto.
Sono le immagini dei social: quelle che li svegliano sullo smartphone, continuano sul tablet, si allargano sul monitor. Immagini che si comprimono in un rettangolo di vetro e levitano davanti agli occhi, rischiarando i volti prima che il sonno arrivi. Latronico le porta sulla pagina attraverso elenchi che trasformano il feed in letteratura: un flusso in cui tragedia e bellezza convivono senza gerarchie, in un unico spazio piatto e luminoso.
Un uovo diventava più famoso del Papa. Un virus contagioso devastava l’Africa occidentale. Un miliardario si rovesciava un secchio di ghiaccio in testa. Un marchio di moda sfruttava le tessitrici dell’est asiatico. Una ragazza registrava tutte le volte che la fischiavano in strada. Due afroamericani venivano uccisi dalla polizia. Un uomo filmava primi baci. Un aereo spariva sulla rotta per Pechino. Una donna era bella. Una casa piena di piante era bella. Una quiche vegana era bella. Un bambino aveva bisogno di soldi per la chemio. Il tempo spariva.
Le perfezioni racconta della crepa che apre il divario tra immagine e realtà e la conseguente ricerca, sempre più urgente, di qualcosa che assomigli all’autenticità.
La vita promessa dalle immagini è tersa e impeccabile. Ma non sempre la realtà è fedele alle immagini, anzi, non lo è quasi mai.
E il grande valore del libro sta proprio qui: mostra quanto la nostra vita sia diventata un continuo sovrapporre ciò che viviamo a ciò che vediamo, un continuo cercare le differenze tra questi due mondi per appiattirle, per fare in modo che ciò che ci circonda diventi sempre più simile a tutte le cosiddette perfezioni da cui siamo bombardati senza tregua.
Latronico non giudica, non condanna, non offre soluzioni. Osserva. Mostra il punto esatto in cui l’immagine inizia a sostituire l’esperienza. Racconta come ci si possa perdere proprio mentre si prova a costruire una vita “perfetta”. E nel farlo, parla alla generazione cresciuta con l’idea che il digitale avrebbe connesso e ampliato la vita, e invece si è ritrovata in una realtà in cui l’immagine domina e ogni dettaglio deve poter “funzionare” online. Una generazione che vive molto, ma sente poco. Che accumula esperienze, ma fatica a percepirne il peso. Che abita in un mondo dove la forma è diventata la sostanza e dove la felicità è spesso un’inquadratura ben riuscita più che un sentimento.
