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Svalutation e la fine dei confini linguistici
Di Simone Resigotti
In ascolto
C’è stato un momento in cui abbiamo iniziato a dire che un artista ha “droppato” un disco, che bisogna “switchare” da un lavoro all’altro o che qualcosa ci ha “triggerati”. Oggi questo modo di parlare ci sembra naturale. Ma qualcuno aveva già intuito, cinquant’anni fa, che la lingua italiana avrebbe iniziato a fondersi con quella inglese, fino a diventare il ritratto di un mondo sempre più connesso e sempre meno disposto a riconoscersi dentro i vecchi confini.
Quel qualcuno era Adriano Celentano.
Nel 1976 usciva Svalutation, un album ricordato soprattutto per la sua ironia e per la critica all’Italia degli anni Settanta. Riascoltandolo oggi, però, ci si accorge che racconta anche l’inizio di una trasformazione culturale e linguistica che ha attraversato fino in fondo il nostro presente.
Il ritratto critico e poetico che Celentano fa dell’Italia si regge su testi brevi e frasi incisive che non cercano di accumulare complessità, ma di prendere l’universalità del luogo comune e trasformarla in uno strumento di osservazione della realtà.
Si parla del degrado della politica, e di una gestione economica che aveva portato il Paese a un’inflazione fuori controllo:
Cambiano i governi niente cambia lassù
c’è un buco nello Stato dove i soldi van giù
svalutation, svalutation.
Ma c’è anche la speculazione edilizia, con gli enormi complessi residenziali che hanno rovinato i cieli delle città riempiendo gli orizzonti di cantieri e cemento.
I want to know
Come fa la gente
A concepire
Di poter vivere
Nelle case d’oggi
Inscatolati come le acciughe
Nascono i bimbi che han già le rughe.
E ancora una volta è il linguaggio a colpire.
La fusione tra italiano e inglese che attraversa Svalutation non è un semplice espediente stilistico. È l’intuizione di una lingua che avrebbe progressivamente smesso di riconoscere i propri confini. Una lingua in cui le parole straniere non vengono semplicemente importate, ma assimilate e reinventate.
Celentano sembrava averne già colto la direzione.
Senza andare in là
l’America è qua.
Questa evoluzione può piacere oppure no. Ma, prima ancora di giudicarla, vale la pena chiedersi da dove nasca. Una risposta possibile è nell’iperconnessione del nostro tempo, che ci porta a vivere dentro uno spazio culturale sempre più condiviso con persone lontanissime.
E allora è sensato dire che queste contaminazioni non sono un impoverimento dell’italiano, come spesso si sente dire. Sono più un tentativo, spontaneo e imperfetto, di costruire un linguaggio capace di trascendere i confini che non sentiamo più nostri. Confini per i quali si continua a morire insensatamente.
Nessuno che ci insegni a non uccidere c’è
si vive più di armi che di pane perché
assassination, assassination.
Forse è proprio in questo che Svalutation continua a parlare al presente. Non perché abbia previsto qualche parola del nostro vocabolario, ma perché aveva intuito che ogni trasformazione della lingua racconta sempre una trasformazione del mondo. E che il modo in cui scegliamo di parlare dice, prima di tutto, il modo in cui scegliamo di stare insieme.
Il sistema c’è
quando pensi a te
pensa anche un po’ per me.
