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Cosa rende una canzone intramontabile? I monumenti invisibili della musica

Di Simone Resigotti

In ascolto

Come è successo che Maledetta Primavera sia diventata “la canzone del fine serata” da urlare a squarciagola prima di tornare a casa?
Cos’è quell’istinto irrefrenabile di chiudere gli occhi alle prime note de La Cura?
Perché è impossibile leggere “C’è qualcosa di grande tra di noi” senza canticchiare il pezzo dei Lùnapop?

C’è qualcosa di profondo nel fatto che certe canzoni non smettano mai di appartenerci. È qualcosa che ha a che fare con la nostalgia, con l’identità, con la memoria emotiva e con il bisogno di appartenere a qualcosa che ci precede e, in qualche modo, ci sopravvive. Certe canzoni diventano oggetti culturali che attraversano il tempo indenni, passando di generazione in generazione senza perdere la capacità di emozionare e diventando le colonne sonore dei momenti memorabili e dei giorni qualunque.

Ma cos’è che rende davvero una canzone intramontabile?
La verità è che se esistesse una formula capace di rendere immortale una canzone, allora la musica sarebbe soltanto ingegneria della commozione e i grandi classici finirebbero per assomigliarsi tutti. Invece, tra l’immensa varietà delle canzoni che popolano un’epoca, solo alcune ne diventano il simbolo.

Questo non succede perché un pezzo è “perfetto” in astratto, ma perché ha saputo fotografare il proprio tempo, raccontando qualcosa di universale dell’esperienza umana. Solo in questo modo una canzone si trasforma in un monumento sonoro che continua a parlare anche a chi non ha mai vissuto l’epoca in cui è stata concepita.

Non si tratta di architettura della commozione. È qualcosa che ha più a che fare con il tempo e con i sentimenti. Ogni canzone è una sorta di capsula del tempo che conserva la versione di noi stessi nel momento in cui l’abbiamo ascoltata. E noi abbiamo bisogno di quelle canzoni perché, in uh mondo che corre a folle velocità, diventano delle ancore, dei dispositivi capaci di farci ritrovare parti di noi stessi, impedendo al tempo di cancellarle.

E questo vale anche quando appartengono a una generazione precedente alla nostra. Quel Sehnsucht, quella nostalgia di qualcosa che non si è mai vissuto, è ciò che accade quando ascoltiamo una canzone nata molto prima di noi. Ci si rende conto che non stiamo inseguendo un ricordo personale, ma una memoria collettiva alla quale sentiamo di appartenere.

In questo senso gli evergreen sono luoghi preziosi, in cui generazioni diverse riescono a parlarsi cuore a cuore, riconoscendosi nella stessa melodia. E forse una canzone è davvero intramontabile quando riesce a fare questo: smettere di appartenere soltanto a chi l’ha scritta e diventare un monumento invisibile, un luogo senza tempo in cui passato e presente si incontrano, diventando parte del patrimonio emotivo di tutti. Non perché il tempo si sia fermato, ma perché ci saranno sempre nuovi ascoltatori disposti ad abitare quelle canzoni con la propria storia.