L’Odissea non è ambientata dove pensiamo
Di Laura Bertoglio
In ascolto
Quest’estate ci siamo domandati: e se l’Odissea non fosse ambientata in Grecia, ma nella Sicilia occidentale?
Lo studioso inglese Samuel Butler, nel 1897, si accorse infatti che molte descrizioni dei luoghi omerici non coincidevano con l’Egeo, ma trovavano invece un riscontro sorprendente tra Trapani e le Egadi.
La grotta di Polifemo sarebbe quindi da cercare alle falde del Monte Erice (Odissea IX, vv. 116-117); le isole Formiche non sarebbero altro che gli scogli scagliati dal Ciclope contro Ulisse; Trapani sarebbe in realtà la leggendaria Scheria, la città dei Feaci; e Marettimo la vera Itaca, quella cantata nei versi dell’Odissea (V, v. 381)
I versi stessi sembrano parlarci di queste terre. Nel Canto XXII, quando Ulisse stermina i Proci, Omero li paragona a pesci: “…simili a tonni che i pescatori, in una baia curva, traggono a riva con la rete dai mille buchi, e li gettano sulla spiaggia, ammassati…”
Una scena che affonda le radici nella preistoria mediterranea: già i graffiti della Grotta del Genovese a Levanzo (6000 a.C.) testimoniano questa pratica, inscrivendo nelle pareti rocciose la memoria di un gesto che invece non trova alcun riscontro nelle isole greche. Ecco perché sempre più studiosi e appassionati sono convinti che l’Odissea respiri davvero tra le rocce e i mari di Favignana, Levanzo e Marettimo.
Butler avanzò anche un’altra idea rivoluzionaria: l’Odissea non sarebbe stata scritta da un uomo, ma da una donna - forse una principessa di Trapani, nascosta dietro la figura di Nausicaa. Il “primo romanzo dell’antichità” nascerebbe così in Sicilia, scritto da una voce femminile, e non racconterebbe un periplo egeo, ma un viaggio attorno alla nostra isola.
Un’ipotesi che, al di là della sua veridicità, mostra quanto l’Odissea non sia un testo statico: si radica nei luoghi, si lascia reinterpretare, torna a parlarci di epoche diverse.
Ed è questa continuità a rendere questo mito irresistibile.
