La 25esima ora, regia di Spike Lee, 2002, still dal film

Cinema ·

Immaginarsi altrove è resistenza: la 25esima ora delle nostre vite

Di Federico Verducci

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Arriva sempre un momento in cui dobbiamo prendere una posizione. Un momento preciso in cui dobbiamo scegliere se obbedire alla vita o capovolgere il destino. In quel momento lo stomaco è in sobbuglio, il vuoto sotto ai nostri piedi sembra enorme e il salto da fare è sempre più rischioso. Ed è proprio di fronte a quel vuoto che capiamo come lasciare passare un attimo di troppo possa significare lasciare passare un’intera vita.

A trovarsi davanti a questa scelta è anche Monty Brogan, il protagonista del film culto di Spike Lee, La 25esima ora (2002). Il film segue le ultime ventiquattro ore di Monty, uno spacciatore di New York condannato a sette anni di carcere, mentre dice addio alla vita che conosce prima di essere chiuso in cella.

Nel conto alla rovescia verso la prigione, il film diventa una riflessione sul rimpianto, sulle occasioni perse e sul bisogno disperato di immaginare un’altra strada quando il destino sembra ormai segnato.

Un tema, quello del destino segnato, che attraversa con forza la cinematografia di Spike Lee e che è fortemente radicato anche in film come Fa’ la cosa giusta (1989) e Clockers (1995). Entrambi i film raccontano personaggi intrappolati in contesti che sembrano aver già deciso chi saranno. Le tensioni sociali, la povertà e le aspettative collettive, trasformano il luogo in destino, tracciando una geografia da cui sembra impossibile fuggire.

Eppure entrambi i protagonisti, per la prima volta, hanno il coraggio di immaginare un futuro diverso da quello prestabilito. Entrambi si trovano di fronte alla possibilità di fare un salto verso una vita migliore, e l’unico modo per farlo è fissare il vuoto davanti a loro sapendo di non avere nulla da perdere se non loro stessi.

Quello stesso vuoto viene vissuto dal protagonista de La 25esima ora. Andare in prigione significherebbe morire. Ed è per questo che decide di immaginare come sarebbe il suo futuro se per la prima volta non seguisse le regole della vita. Se per la prima volta il giorno non fosse fatto di 24 ore bensì di 25. Un’ora in più per fare delle scelte diverse, per andarsene, per creare qualcosa.

E se fosse davvero così? Se potessimo crearci quell’ora in più?

Chi ha detto che il giorno finisce con lo scoccare della mezzanotte? Chi ha detto che oltre il muro non possa esserci un’altra strada? Chi ha detto che il posto dove siamo nati o le esperienze che abbiamo vissuto ci definiscano per sempre? O che un’idea debba rimanere sempre e solo la stessa.

A volte sta a noi avere il coraggio di immaginarci altrove. E quell’altrove non deve per forza essere un luogo specifico, ma anche qualcosa di indefinito, un’idea sfocata, non tracciabile, difficile da spiegare ma allo stesso tempo chiarissima da percepire. Qualcosa in cui essere felici e in cui sentire che il futuro ci appartiene. Perché se non lo immaginiamo non lo potremo mai scegliere. E se non lo scegliamo, non prenderà mai vita.

In questo sta la resistenza: dire di no al dolore, alle ingiustizie, alle paure e all’idea che il futuro sia già stato deciso. In un tempo in cui intere comunità vivono nel disastro di un presente sbagliato, uno dei gesti più radicali che possiamo fare è immaginare una vita oltre il presente stesso. Continuare a credere che esista un domani diverso da quello che la realtà sembra imporci. Uno in cui è l’empatia a farci strada.
Immaginarsi altrove non significa negare il luogo da cui veniamo né ciò che siamo stati. Immaginarsi altrove significa rifiutare che quel luogo, quella versione di noi, quella rabbia e quelle ferite abbiano l’ultima parola.

Come nel finale de La 25esima ora, quando il padre di Monty lo sta accompagnando in auto verso il carcere. Per gran parte del tragitto i due non si parlano. Monty guarda la città scivolare veloce fuori dal finestrino. Il padre guarda Monty e poi di nuovo la strada di fronte a loro. E a un certo punto frena. La macchina è ferma ad un bivio. Il padre guarda il figlio e gli dice:

Potremmo andare avanti, senza fermarci… Seguire la strada e vedere dove ci porta…Questo è un bellissimo paese, Monty, ci sono tanti bei posti. Un mondo tutto diverso, montagne, colline, mucche, fattorie e chiese bianche…andiamo avanti fino a quando non troviamo una bella cittadina…e poi me ne andrò. Troverai un lavoro da qualche parte, pagato sottobanco, ti farai una nuova vita e non tornerai mai indietro…Ti mancheranno gli amici, ti mancherà il tuo cane, ma sei forte…Troverai le persone giuste…Dimenticherai la tua vecchia vita…Avrai dei bambini e li tirerai su come si deve…E forse un giorno riunirai tutta la tua famiglia e dirai loro la verità, chi sei e da dove sei venuto. Gli racconterai tutta la storia e poi gli chiederai se si rendono conto di quanto siano fortunati ad essere li…
C’è mancato poco che non succedesse mai…
C’è mancato poco che non succedesse mai.