L’identità contemporanea fra tecnologia e mito
Di Chiara Conforti
In ascolto
Specchi, miti, fotografie: i media plasmano la percezione del sé in ogni epoca. Oggi, i sistemi algoritmici accolgono il nostro riflesso e ci risputano addosso una visione deformata.
Com’è possibile navigare e rappresentare in un mondo in cui l’atto del vedere non può mai essere neutro e in cui la realtà stessa sembra tremolare e scivolare, sempre appena oltre la presa della certezza?
Negli spazi di The Address (Brescia) è stata inaugurata, venerdì 7 novembre, Incommunicability is itself a source of pleasures, del duo artistico Dorota Gawęda ed Eglė Kulbokaitė. Un percorso complesso e inedito in cui le artiste indagano la frammentazione dell’individuo, sviluppando una narrazione attraverso storia umana e presenza digitale. Tra installazioni, opere e un cortometraggio, l’atmosfera è perturbante e sospesa: l’inquietudine è necessaria, perché costringe a porsi domande essenziali, a riflettere.
Gawęda e Kulbokaitė lavorano con spiriti, mito e tecnologia: ci rivelano come il corpo sia il risultato di una contaminazione continua di media differenti. La ricerca si articola per indagare proprio la liminalità dell’identità umana: come essa si definisca grazie a storia e folklore, come venga rimodellata da credenze, il suo rapporto con il doppio e come essa si comporti in un’era digitalizzata.
Veniamo costantemente scansionati, duplicati e frantumati in dati: è un nuovo tipo di disintegrazione, una frattura tra il sé e le sue rappresentazioni. L’indagine attraverso la frantumazione del corpo affonda le radici già nelle opere di Duchamp, Picabia e Witkacy, che per primi hanno cercato di trasporre graficamente la complessità dell’uomo contemporaneo.
Tessendo un continuum, Gawęda e Kulbokaitė offrono un linguaggio simbolico per ciò che non si può spiegare.
Le artiste non cercano soluzioni; piuttosto ci invitano ad abitare la frammentazione, a riconnetterci a ciò che Daisy Hildyard definisce il secondo corpo: il corpo disperso, intrecciato con ecosistemi, ambiente, dati e storia. Non è necessario comprenderlo del tutto, ma accettare la nostra interconnessione continua: sentire come siamo contemporaneamente permeati e permeanti.
