Creazione di Adamo, Michelangelo Buonarroti, 1510, Cappella Sistina, Città del Vaticano

Arte contemporanea ·

Abbiamo ancora bisogno di un altro Michelangelo?

Di Martina Fettolini

In ascolto

Michelangelo scrisse: “né pinge o scolpisce più l’anima quieta”. È un verso del suo ultimo sonetto che parla dell’arte come peccato, come illusione. Nonostante tutto quello che ha fatto, l’opera in sé alla fine non gli basta più.

Ultimamente sentiamo spesso dire che nell’arte contemporanea non verrà più un altro Michelangelo. Questa affermazione nasce forse non tanto dall’assenza di grandi artisti come un tempo, quanto dal fatto che oggi non esiste più un mondo che si affida solo all’opera finale per riconoscerne l’arte. Oggi, ciò che conta è anche (se non soprattutto) come ci si arriva.

Il processo non è un backstage da nascondere. È il corpo vivo dell’opera.
Le ricerche, i tentativi, i fallimenti, le intuizioni, le domande lasciate aperte — tutto questo fa parte del gesto artistico. Dire che non è arte è come dire che la fatica non è corsa. Che il dubbio non è pensiero.

Nel contemporaneo, l’opera non è mai solo un oggetto: è il risultato di un’urgenza, di un attraversamento, di una tensione. A volte il processo è l’opera. Quando guardiamo un’opera oggi, non ci chiediamo più solo “cos’è”, ma anche “da dove viene”, “perché è nata così”, “quale domanda apre?”.

Forse è proprio questo che ci insegna anche Michelangelo alla fine del suo corso: che non basta scolpire il marmo, se l’anima non trova quiete. Che non basta l’opera, se ci dimentichiamo il perché l’abbiamo iniziata. Nel tempo dell’incertezza, allora, più che nuovi Michelangelo servono artisti disposti a restare nel dubbio. A mostrare il processo, anche quando non è perfetto. A scolpire non solo la forma, ma anche il gesto che l’ha generata.

E allora non è più solo il “cosa” a definire il valore, ma il “come”. Come hai ascoltato il contesto. Come ti sei lasciato attraversare dal dubbio. Come hai scelto di restituire qualcosa al mondo. L’opera è la traccia, ma è il cammino che ci parla.