Pablo Picasso, Buste de femme au chapeau (Dora), 1939, Courtesy Fondation Beyeler, Riehen/ Basilea © Succession Picasso, by SIAE 2022. Fotografia: Robert Bayer - via Pinacoteca Agnelli

Arte contemporanea ·

Che cosa ha a che fare l’errore con la creatività?

Di Martina Fettolini

In ascolto

Gli errori vengono sempre visti come qualcosa di negativo, da evitare. La società stessa ci impone una certa condotta,
priva di scivoloni, per essere vincenti e per ottenere successo. Ma la verità è che sono proprio questi sbagli a portarci fortuna, a volte.
Da un errore, proprio come un glitch - un difetto repentino nella sequenza dei codici che compongono un determinato contenuto - può emergere quell’intuizione che può fare la differenza.

La nostra esistenza è fatta di sperimentazione, di calcoli e ricalcoli, di evoluzione; e proprio nell’errore sta la magia della scoperta.
Ma che cosa ha a che fare l’errore con la creatività?

La perfezione non è mai un buon punto di partenza per la creatività. L’errore, il caso e l’imprevisto sono grandi fonti di ispirazione per gli artisti da più di un secolo. Centrali nella poetica di movimenti come il Dada e il Surrealismo, sono funzionali anche alla musica, al cinema, alla fotografia; Sono funzionali alla creatività tutta.

È come con la scienza, l’errore porta innovazione.
Errare è umano ma questo non significa che l’uomo e l’artista debbano dimostrare la propria individualità - o umanità - tramite gli errori che commettono. Significa che l’errore stesso e l’orientamento all’errore sono intrinseci nel processo creativo, e anche il capire come gestirli richiede un certo genio. Ed è lì che si trova “la mano dell’artista”.

Si potrebbero fare un’infinità di esempi su canzoni, opere, oggetti che hanno sfruttato uno sbaglio come elemento di “sprint”. Il mondo del rock, ad esempio, è pieno di errori che si sono trasformati in oro. Un errore che è stato fissato su disco è quello di Roxanne dei The Police, in cui al quinto secondo si sente un accordo di pianoforte dissonante che non era previsto nel brano. Prima di iniziare a cantare, Sting si sedette sul piano che c’era in studio, non sapeva che il coperchio della tastiera fosse aperto. Suonò gli accordi con il suo sedere, ma l’effetto piacque tanto che venne ripreso nella versione definitiva.

Da Pasteur che contribuì allo sviluppo dei vaccini osservando per caso colture contaminate, a Picasso che trasformava le macchie sulle tele in forme inaspettate; da Edison che collezionava fallimenti come tappe obbligate verso la lampadina, fino alle sperimentazioni sonore del jazz, dove l’«errore» di una nota fuori scala diventa subito un riff inaspettato. In ogni disciplina, l’errore non è un intruso ma un compagno di viaggio: indica deviazioni, suggerisce strade alternative, svela quello che non sapevamo di star cercando.

Accogliere lo sbaglio, allora, significa coltivare una forma di ascolto: ascoltare ciò che il materiale – un colore, un accordo, una parola – prova a dirci quando sfugge al nostro controllo. Significa fidarsi del processo più che del progetto, aprirsi al gioco più che al risultato. La creatività non è la vittoria sulla realtà, è la capacità di danzare con le sue imperfezioni. Lasciare entrare l’errore equivale a riconoscere che la fragilità, il caso e la sorpresa sono i veri motori dell’invenzione.